martedì 27 maggio

Teatrostudio
Gratuito

Al centro di AGUSTINA, sulla soglia di Anahì Traversi – autrice e attrice che si definisce argentina, italiana e svizzera in parti uguali – vi è la casa, idealizzata come luogo ultimo di realizzazione economica, sociale, personale, ma che si può trasformare anche in un incubo claustrofobico.

Una madre, un padre e una figlia si trasferiscono dal Sud al Nord del mondo, in cerca di un luogo dove possa esserci una migliore stabilità economica e sociale. Una volta giunti a destinazione emergono però i ricordi e le malinconie del paese d’origine, ormai diventato un luogo idealizzato. La casa che hanno lasciato rappresenta il luogo in cui vorrebbero vivere, se il sistema economico non speculasse sulla vita delle persone, mentre la casa dove ora si trovano è il luogo dove la speculazione economica si prende gioco dei loro desideri. Agustina, figlia senza età, osserva e si osserva, chiedendosi: dove vivono le persone, in un luogo o in un sistema economico?

di
Anahì Traversi

lettura scenica a cura di
Fabiana Iacozzilli

con
Alice Redini
Marta Malvestiti
Woody Neri

Una madre, un padre e una figlia sono il modello di una società che ha sempre creduto che la casa dovesse essere il massimo investimento economico per considerarsi realizzati. Ancora oggi soffriamo questo mito che si scontra con il neoliberismo, che aumenta a dismisura il valore delle cose e delle case.
In Agustina, sulla soglia ogni cosa sembra antropomorfizzarsi come a soddisfare i desideri o le paure di ognuno. Agustina osserva, racconta e rievoca momenti della sua infanzia come una favola in cui la sua generazione, purtroppo, sembra non avere scampo. La scrittura si trasforma dal linguaggio più lirico e favolistico a quello più quotidiano, come se la parola fosse il luogo in cui abitiamo.

Nata in Svizzera nel 1984, le sue origini sono argentine, italiane e svizzere, e qui vengono riportate in rigoroso ordine alfabetico poiché ciascuna di esse riveste una propria importanza. E perché un qualsiasi altro ordine avrebbe potuto suscitare malumori tra i parenti. Avrebbe voluto studiare Scenografia ma poi si iscrive a Lettere e Filosofia; non contenta della sua scelta, frequenta un’accademia di teatro diplomandosi come attrice, ma forse, col senno di poi, avrebbe preferito diventare una cantante lirica. La sua carriera professionale è inquieta e varia dal teatro di regia alla performance senza soluzione di continuità. Crede di essere agnostica ma spera di potersi reincarnare in un gatto, così da avere sette vite e saltare sui tetti di notte.

Regista e autrice, porta avanti un lavoro di ricerca improntato sulla drammaturgia scenica e sulle potenzialità espressive della figura del performer. Dal 2013 è artista residente al Teatro Vascello e dal 2017 collabora con Cranpi e Carrozzerie N.O.T. Nel 2008 fonda la compagnia Lafabbrica e dal 2011 è membro del Lincoln Center Directors Lab. Tra i suoi spettacoli, La classe che vince il Premio In-Box 2019, il Premio della Critica ANCT 2019 e il Premio Ubu 2019 come miglior progetto sonoro; Una cosa enorme che debutta alla Biennale Teatro 2020 e replica a REF2021; Il grande vuoto, spettacolo che chiude il trittico La trilogia del vento e che debutta a REF 2023. Si occupa inoltre di pedagogia teatrale e di progetti che usano il teatro come strumento di interazione culturale: nel 2021 è regista di Abitare il ritorno, progetto di teatro comunitario ideato da Asinitas e inserito in INCROCI; nel 2023 cura, insieme a Cranpi e in collaborazione con Villa Pia-Italian Hospital Group di Guidonia Montecelio, il progetto Piccole donne da L. M. Alcott, laboratorio di teatro integrato con giovani donne che soffrono di disturbi alimentari.

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